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giovedì 25 ottobre 2012

Luca se ne andò.

A Luca il paesino era diventato stretto, come una vita vissuta sempre nel medesimo luogo, dove conosci perfino i sassi che compongono la strada. Ma Luca aveva una famiglia. Della moglie, ormai, poco gli importava, era più una persona con cui condividere conti, problemi, il fine mese che arriva e non hai mai i soldi per affrontarlo. Poi c'erano i suoi figli che amava molto ma che, e se lo diceva da solo, era sempre stato un egoista e non li avrebbe voluti. C'era il lavoro, qualche amico. Ormai nulla più gli bastava, la vita cominciava a perdere di significato perché era monotona, ogni giorni era la fotocopia del precedente e di quello prima. Arrossiva ai suoi pensieri così egoistici, ma non poteva fare nulla, non si possono nascondere sotto terra, come faceva da bambino con i suoi tesori. I pensieri emergono dal sonno, insieme a te e ogni giorno pesano sempre di più. Aveva fatto ipotesi, Luca, alcune le aveva scartate, altre gli sembravano plausibili, tutte erano dolorose. Una mattina decise di prendere il coraggio a due mani e senza che nessuno sospettasse, se ne andò. Non si portò nulla, tranne che i suoi pensieri solitari. Visse solo per circa tre mesi, poi capì di aver sbagliato tutto nella vita e che alcuni errori si pagano per sempre. Tornò dalla moglie, dai figli, più stanco e sfiduciato di prima. Si fece festa. Lui avrebbe voluto morire.


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domenica 30 settembre 2012

Te ne sei andato.


Il giorno che te ne sei andato ti ho scaraventato addosso tutta la mia rabbia, un sentimento covato da tempo ma sempre soppresso, accettato, inghiottito. Sapevo che c’era lei, l’altra, ma non avrei mai pensato che tu lasciassi i tuoi adorati figli. Non ti ha fermato nulla, nemmeno la mia presenza costante, il mio riversarti ancora amore, mentre tu chiamavi amore un’altra donna. E allora vai, segui la tua strada, io saprò arrangiarmi da sola, l’ho sempre fatto.
Lei aspetta un figlio da te, e tu non cerchi nemmeno di scusarti con i figli che hai già, che hanno capito tutto, lo sapevano prima ancora di me. Non ti aspettare poi calore da loro, non lo avrai. Non ti aspettare che ti chiamino, non lo faranno. Non ti aspettare rispetto, non lo avrai.  Ti ricorderai, forse, i loro occhi sbalorditi quando facevi loro le prediche su cosa è giusto e cosa non lo è. Solo adesso capisco quei visi sconvolti, visi di uomini, non di ragazzi che ascoltano il padre con attenzione. Tu li hai fatti diventare uomini senza lasciare loro il tempo di crescere gradatamente. Loro che mi consolano e mi promettono di non abbandonarmi mai, per me saranno sempre presenti, perché questo significa famiglia. Ti auguro di avere la forza di costruire una famiglia simile a quella che hai perso. Anche se so che sarà impossibile. Addio.




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